ZONA FRANCA

 

MENO FISCO, MENO BUROCRAZIA, PIU’ CREDITO PIU’ FORZA ALL’IMPRESA CON LA ZONA FRANCA.

 

Il “sistema” Sardegna ha necessità di rivitalizzare una rete di piccole e medie imprese che abbiano il loro cervello e il loro cuore nell’isola, che puntino su fattori che non possano essere delocalizzati altrove affinché dalla buona impresa possa nascere quel buon lavoro stabile e che garantisca un reddito vero. Per rendere la nostra isola terra “fertile” per l’impresa occorre abbattere il peso del fisco e della burocrazia con misure eccezionali tese a riequilibrare il divario derivante dalla condizione di insularità. Le nostre proposte:

  1. Proseguire l’azione per il riconoscimento della zona franca integrale della Sardegna, con la modifica degli articoli 9 e 12 dello Statuto e il pronunciamento dello Stato centrale davanti all’Unione Europea.
  2. Taglio dell’IRAP del 70% già nella prima Finanziaria per arrivare all’azzeramento in quelle successive.
  3. Abolizione totale dell’IRES per le nuove iniziative imprenditoriali e taglio drastico della stessa per quelle già esistenti.
  4. Intensificare l’attività di promozione e internazionalizzazione del nostro sistema imprenditoriale.
  5. Rilancio delle misure per l’accesso al credito quali i fondi di garanzia, il micro-credito, la finanza etica.
  6. Misure per orientare sempre di più la ricerca universitaria e i centri di ricerca isolani all’elaborazione di strumenti per favorire l’innovazione e la competitività delle imprese.

In particolare Forza Italia intende raccogliere una bandiera lasciata cadere dalla giunta della maggioranza uscente: la zona franca integrale della Sardegna. Nella XIV Legislatura, con la Giunta di centro-destra, che ha raccolto le istanze dei movimenti e le delibere dei Comuni, la Regione Sardegna ha intrapreso una serie di azioni per alleviare il peso del fisco e per il riconoscimento della zona franca integrale della Sardegna, formalizzate con le deliberazioni della Giunta regionale n. 8/2 del 7 febbraio 2013, n. 9/2 del 12 febbraio 2013 e n. 23/1 del 24 giugno 2013. La Giunta regionale ha approvato altresì la deliberazione n. 39/30 del 26 settembre 2013 per "proseguire e reiterare le azioni nei confronti dello Stato italiano affinché lo stesso formalizzi l'istanza all'Unione europea volta a ottenere l'extra-doganalità di tutto il territorio della Sardegna (zona franca integrale) conseguibile o con la modifica/integrazione del codice doganale europeo, aggiungendo la Sardegna altri territori extra-doganali individuati dallo Stato italiano, ovvero dando seguito a quanto previsto dal medesimo codice in materia di determinazione delle zone franche dove si stabilisce che gli stati membri possono destinare talune parti del territorio doganale della comunità dell'Unione a zona franca (...) e per ogni zona franca, lo Stato membro stabilisce l'area interessata e i punti di entrata e di uscita". La possibilità per lo Stato di formalizzare all'Unione europea le determinazioni che istituiscano in tutto il territorio della Sardegna la zona franca è stata confermata anche dal vice-presidente della Commissione europea all’allora presidente della Regione durante l'incontro avvenuto a Roma il 20 settembre 2013. Sempre con la deliberazione n. 39/30 del 2013, la Giunta regionale ha altresì stabilito "di proporre alla Presidenza del Consiglio dei ministri, interpretando estensivamente il decreto legislativo n. 75 del 1998, un'unica perimetrazione dell'intero territorio regionale quale coincidente con i confini naturali dell'isola e delle sue isole minori circostanti". Con nota n. 9015 dell'11 dicembre 2013, l’allora presidente Cappellacci ha trasmesso la deliberazione di cui sopra al Presidente del Consiglio dei ministri, significando di aver fatto proprie le indicazioni dei territori riguardo a un'interpretazione estensiva del decreto legislativo n. 75 del 1998 e di individuare un'unica zona franca regionale con perimetrazione coincidente con i confini naturali dell'isola e delle sue isole minori, ha chiesto di procedere e ottemperare alle disposizioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 75 del 1998 in ordine alla delimitazione territoriale della zona franca e alla determinazione di ogni altra disposizione necessaria per l'operatività della stessa, da effettuarsi tramite apposito decreto, anche in ottemperanza ai principi di cui all’art. 174 del Trattato di Lisbona. Contestualmente è stata reiterata l'istanza allo Stato italiano perché formalizzasse l'istanza all'Unione europea affinché si proceda alla modifica/integrazione del codice doganale europeo, Sardegna altri territori extra-doganali individuati dallo Stato italiano, ovvero dando seguito a quanto previsto dal medesimo codice in materia di determinazione delle zone franche dove si stabilisce che gli stati membri possono destinare talune parti del territorio doganale della Comunità dell'Unione a zona franca (...) e per ogni zona franca, lo Stato membro stabilisce l'area interessata e i punti di entrata e di uscita". Il 6 novembre 2013, il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge nazionale recante la "Istituzione di un regime di zona franca fiscale e doganale integrale nel territorio della Regione autonoma della Sardegna". Parallelamente al fine di stabilizzare i primi interventi destinati ad alleviare la pressione fiscale, al termine di una vertenza serrata con lo Stato, la Giunta precedente ha ottenuto la revisione dell'articolo 10 dello Statuto, con l'articolo 1, comma 514, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. L'articolo 10 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, è stato pertanto sostituito dal seguente: "Art. 10. La Regione, al fine di favorire lo sviluppo economico dell'Isola e nel rispetto della normativa comunitaria, con riferimento ai tributi erariali per i quali lo Stato ne prevede la possibilità, può, ferma restando la copertura del fabbisogno standard per il finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione: a) prevedere agevolazioni fiscali, esenzioni, detrazioni d'imposta, deduzioni dalla base imponibile e concedere, con oneri a carico del bilancio regionale, contributi da utilizzare in compensazione ai sensi della legislazione statale; b) modificare le aliquote in aumento entro i valori di imposizione stabiliti dalla normativa statale o in diminuzione fino ad azzerarle". Tuttavia, se in seguito alla sollecitazione dell’allora Giunta regionale lo Stato centrale ha accolto e tradotto in legge la nuova formulazione dell’articolo 10 dello Statuto contenuta nella proposta di legge regionale, dall’altro non ha ancora dato seguito alla proposta di modifica degli articoli 9 e 12 dello Statuto né ha portato avanti l’istanza davanti all’Unione Europea per il riconoscimento della zona franca integrale della Sardegna. Ora la nostra missione sarà riavviare e portare a compimento il percorso bruscamente interrotto per inerzia statale e dotare finalmente la Sardegna di uno strumento che possa risollevare le sorti dell’economia isolana e incidere positivamente sia sulla competitività delle imprese sia sulla grave situazione di malessere sociale.

Vogliamo rilanciare mediante la modifica dell’articolo 12 dello Statuto le istanze dell’Assemblea sarda e dei comitati cittadini per la zona franca, e disciplinare la possibilità per la Regione di utilizzare con maggiore autonomia la leva fiscale con politiche di vantaggio per le imprese che operano nel territorio dell’isola.  Con la modifica l’articolo 9 dello Statuto ed estende alla Sardegna la possibilità di accertare e riscuotere i tributi elencati dall’articolo 8 dello Statuto, secondo modalità da stabilire mediante una legge regionale da approvare, previa intesa con lo Stato centrale. Tale riforma consentirà di configurare la possibilità per la Regione Sardegna di accertare e riscuotere i tributi con maggiore autonomia e di adottare, in collaborazione con lo Stato centrale, un sistema che garantisca la certezza delle entrate effettivamente spettanti  all’isola. Vogliamo, così, arrivare finalmente al compimento di un lungo cammino, con il pronunciamento dello Stato centrale e il via libera dell’Unione Europea.